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1544–1595

AMOR FUGGITIVO

Torquato Tasso

Scesa dal terzo cielo, io che sono di lui regina e dea, cerco il mio figlio fuggitivo Amore. Quest' ier mentre sedea

nel mio grembo scherzando, o fosse elezion o fosse errore, con un suo strale aurato mi punse il manco lato,

e poi fuggì da me ratto volando per non esser punito; né so dove sia gito. Io che madre pur sono,

e son tenera e molle, volta l' ira in pietate, usat' ho poi per ritrovarlo ogn' arte. Cerc' ho tutto il mio cielo in parte in parte,

e la sfera di Marte, e l' altre rote e correnti ed immote; né là suso ne' cieli è luogo alcuno ov' ei s' asconda o celi.

Tal ch' or tra voi discendo, mansueti mortali, dove so che sovente ei fa soggiorno, per aver da voi nova

se 'l fuggitivo mio qua giù si trova. Né già trovarlo spero tra voi, donne leggiadre, perché, se ben d' intorno

al volto ed a le chiome spesso vi scherza e vola, e se ben spesso fiede le porte di pietate

ed albergo vi chiede, non è alcuna di voi che nel suo petto dal li voglia ricetto, ove sol feritate e sdegno siede.

Ma ben trovarlo spero negli uomini cortesi, de' quai nessun si sdegna d' averlo in sua magione:

ed a voi mi rivolgo, amica schiera. – Ditemi, ov' è il mio figlio? Chi di voi me l' insegna vo' che per guiderdone

da queste labbra prenda un bacio quanto posso condirlo più soave; ma chi me 'l riconduce

dal volontario esiglio, altro premio n' attenda, di cui non può maggiore darli la mia potenza,

se ben in don li desse tutto 'l regno d' Amore: e per lo Stige io giuro che ferme servarò l' alte promesse.

Ditemi, ov' è il mio figlio? Ma non risponde alcun: ciascun si tace. – Non l' avete veduto? Forse ch' egli tra voi

dimora sconosciuto, e dagli omeri suoi spiccato aver de' l' ali, e deposto gli strali,

e la faretra ancor depost' e l' arco, onde sempre va carco e gli altri arnesi alteri e trionfali. Ma vi darò tai segni

che conoscer ai segni facilmente il potrete, ancor che di celarsi a voi s' ingegni. Egli, ben che sia vecchio

e d' astuzia e d' etate, picciolo è sì, ch' ancor fanciullo sembra al viso ed a le membra; e 'n guisa di fanciullo

sempre instabil si move, né par che luogo trove in cui s' appaghi, ed ha giuoco e trastullo di puerili scherzi;

ma il suo scherzar è pieno di periglio e di danno. Facilmente s' adira, facilmente si placa; e nel suo viso

vedi quasi in un punto e le lagrime e 'l riso. Crespe ha le chiome d' oro, e, 'n quella guisa appunto

che Fortuna si pinge, ha lunghi e folti in su la fronte i crini, ma nuda ha poi la testa agli opposti confini.

Il color del suo volto più che foco è vivace; ne la fronte dimostra una lascivia audace;

gli occhi infiammati e pieni d' un ingannevol riso volge sovente in biechi; e pur sott' occhio quasi di furto mira,

né mai con dritto guardo i lumi gira. Con lingua, che dal latte par che si discompagni, dolcemente favella, ed i suoi detti

forma tronchi e imperfetti; di lusinghe e di vezzi è pieno il suo parlare, e son le voci sue sottili e chiare.

Ha sempre in bocca il ghigno, e gl' inganni e la frode sotto quel ghigno asconde, come tra fronde e fior angue maligno.

Questi da prima altrui tutto cortese e umile ai sembianti ed al volto, qual pover peregrin albergo chiede

per grazia e per mercede: ma, poi che dentro è accolto, a poco a poco insuperbisce, e fassi oltra modo insolente;

egli sol vuol le chiavi tener de l' altrui core, egli scacciarne fuore gli antichi albergatori, e 'n quella vece

ricever nova gente; ei far la ragion serva e dar legge a la mente; così divien tiranno

d' ospite mansueto, e persegue ed ancide chi li s' oppone e chi li fa divieto. Or ch' io v' ho dato i segni

e degli atti e del viso e de' costumi suoi, s' egli è pur qui fra voi datemi, prego, del mio figlio aviso.

Ma voi non rispondete? Forse tenerlo ascoso a me volete? Volete, ah folli, ah sciocchi, tenere ascoso Amore?

Ma tosto uscirà fuore da la lingua e da gli occhi per mille indicî aperti: tal, io vi rendo certi,

ch' averrà quello a voi ch' avvenir suole a colui che nel seno crede nasconder l' angue, che co' gridi e co 'l sangue al fin lo scuopre.

Ma, poi che qui no 'l trovo, prima ch' al ciel ritorni, andrò cercando in terra altri soggiorni.

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