Diceva un mesto coro: "O dolci fonti
e voi rive frondose,
alti colli, ime valli, e piagge ombrose;
Eco, e tu che rispondi al mio lamento,
chi può dar fine a sì crudel fortuna?
Una. Dunque sol una
è la cagion del mio mesto concento?
Cento. Non son già cento, e sono molte
in bella festa accolte.
Colte. Non sol son colte, ma son rose
di primavera in verdi spine ascose.
Cose. Non sono cose in selva usate,
né in più chiaro sereno o 'n più bel velo
stanno le stelle in cielo.
Celo. Non celi già tanta beltate,
né la coprir giammai selve o foreste.
Este. Non son già queste
degne di tanto onor, né vi nascose
ninfe sì belle Amor né graziose.
Ose. Chi fia ch'ardisca il rozzo canto
tanto innalzar che degnamente onori
tra le verdi erbe e i fiori
pur il candido velo o 'l bianco manto?
Manto. Manto indovina: ad altra intendi,
crudel, ch'in gioco prendi
tanti lamenti. Menti. Io no", rispose
"ma tu ch'un bel fanciullo a morte pose".