Signor, storta di Palla e tremebondo
cannon di Marte e turbine e tempesta,
di cui temendo di tremar non resta
Tifeo là sotto, onde ne squassa il pondo,
così armatura senza pari al mondo
il zoppo fabro di sua man ti vesta,
e la sua moglie un par di corna in testa
gli ponga, accesa del tuo amor giocondo:
opra col tuo signor, che si disserri
la mia prigione, o tu con un fendente
manda in pezzi le porte e i catenacci:
così n'andremo in fra la marzia gente,
tu tutto armato, io sol con gli spallacci,
fra noi le penne accomunando e i ferri.