Né quella stirpe da cui nacque Aiace
e 'l vincitor del forte Ettorre, e quella
che diè Filippo ed Alessandro a Pella,
e 'l Macedone più stimava o 'l Trace:
né Roma quella che dannò Siface
ed Anniballe, e la città ribella
che d'altra donna divenendo ancella
due volte cadde ed a la terza giace;
che questa voi, ch'a noi da l'avo scende
del grande Augusto per gli scettri e l'ostro
e l'armi e l'arti e l'opre ed i gran fregi;
né sol in lei, sì come il sol risplende
Ercole, ch'ebbe prima il nome vostro,
ma tanti lumi sono i duci egregi,