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1544–1595

95

Torquato Tasso

Piante, frondose piante che tra le foglie e i fiori nutriste i frutti in bel giardino adorno; e tu, di Flora amante,

che ne' felici amori soavemente sospiravi intorno; sole, ch'in quel soggiorno spiegasti i dolci raggi;

fiume, che i tronchi e l'erbe fai più liete e superbe girando spesso i liquidi viaggi, odi ch'io mi querelo,

odilo, o terra o cielo! Madonna prende i doni d'amante insidioso ed a' nemici occulti apre la via;

e gusta (or mi perdoni) dolce veneno ascoso nel caro cibo che fuggir dovria. Mortal dolcezza e ria,

deh, non l'ingombri il petto; e s'attoscar Natura volle alma così pura, fé la mia morte ne l'altrui diletto.

Natura, iniqua maga, del mio dolor s'appaga. E tu, crudel, ne ridi; ma rugiade fur quelle

de la bell'alba, e pianto dolce e chiaro. E, per ch'io più diffidi, le mie nemiche stelle sul dono lagrimar, che fu sì caro.

Dono a me solo amaro, che mi strugge, pensando, ed a me sol crudele, che suggo assenzio e fele;

dove ti colse il mio nemico, o quando? O don, che m'uccidesti, dove, dove nascesti? Amor, se dentro a' rami

volavi come augello, piagar dovevi di mortal ferita; or per ch'io me 'n richiami, sol dispietato e fello

ti mostri a me, c'ho sì dogliosa vita. Qual pianta è sì gradita, in cui vi colga i frutti? Se d'odioso germe

son le speranze inferme e la mia fede e i miei sospiri e i lutti, qual sì lontana terra, che 'l mar divide o serra?

Canzone, io sono il tronco, e le mie fronde son mille miei desiri, e i pomi aspri martiri.

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