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1544–1595

945

Torquato Tasso

Italia mia, che l'Apennin disgiunge e da mille suoi fonti mille fiumi in duo mari infonde e versa, quel che partì Natura Amor congiunge,

tal che non ponno i monti e i gran torrenti ond'è la terra aspersa far l'una a l'altra avversa: Amor le tue divise e sparse voglie

or unisce e raccoglie, e spiana l'alte vie nel giogo alpestro dal tuo sinistro lato al lato destro. Ei la testa canuta e 'l petto e i fianchi

d'orror dispoglia e sgombra i duri passi e le più rozze piante, e mille sedi a' peregrini e stanchi prepara, e poi s'ingombra

di lieta pompa in più gentil sembiante, tal che l'invidia Atlante. Altro che ninfe or miri e dei selvaggi tra pini, abeti e faggi;

altro che piè di capro o fronte adorna di verde fronda o pur d'acute corna! Or di beltà celeste e di costumi scorgi donne e donzelle

quai fresche rose al dolce estivo gelo, e quando notte accende i tanti lumi come notturne stelle, e quando l'alba scioglie il fosco velo;

e se duo soli in cielo fur visti già del ciel turbati segni e sue minacce e sdegni, or duo soli congiunti, e non s'attrista,

mira la nostra età, mirabil vista. Duo soli di valor e di bellezza ambo ne l'oriente rotano i raggi incontra o stanno a paro:

l'un per l'altro fiammeggia e per vaghezza de l'altrui foco ardente, e l'un per l'altro è più sereno e chiaro; né mai destino avaro

ce li asconde o sommerge, e 'n giro alterno non fanno state e verno, e sempre sono eguali i raggi e i passi perché un mai l'altro non oscuri o lassi

Tu già colosso altero al sol drizzasti, Rodi, al buon tempo antico: chi due n'innalza a questi e chi l'indora? Qual simulacro fia che avanzi o basti

al secol nostro amico di nove meraviglie ond'ei s'onora? Altra cittade ancora mira del sol che in fronte a lei risplende,

altre bell'opre attende, e sovra i monti e i nembi in aria sparsi del suo gran fondatore il nome alzarsi. Ma questa doppia luce altrove gira

il suo bel corso intanto e 'l suo vivo splendor dispiega altrove: onde Flora ne piange e ne sospira fra mille gioie e Manto

accresce le sue laudi antiche e nove; e quasi incontra or move dal suo puro, tranquillo e dolce lago, dal seggio fresco e vago,

da le fiorite sponde e da le valli, da' suoi lucenti e liquidi cristalli. Omai tra palma trionfale e lauro e fra le care spoglie

e gli alteri trofei d'alme famose che furo tolte al Gallo, al Trace, al Mauro, il mio signor accoglie e la sua nobil donna, alme pietose.

Chi gigli sparge e rose dove la bella coppia or posi e giaccia, ch'Amor di nuovo allaccia e di rossore e di pallor dipinge,

e Castitate i nodi ordisce e stringe? Canzon, di raggio in raggio segui la nova e gloriosa luce ch'al pensier mio riluce;

ma perché non t'accenda e non avvampi, per sua pietà candida man ti scampi.

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