Ercole, quanto avvien ch'io più m'attempi
tanto più vago di saper divegno,
e 'l fallir giovenile e l'ozio indegno
canuto or piango e i miei passati tempi,
ne' quai potea seguir più rari esempi
e più sovente col veloce ingegno
alzarmi a volo del celeste regno,
cercando gli alti e luminosi tempi;
e spesso a terra il volsi, o lauro o mirto
o verde speco vagheggiando o fonte,
onde convien ch'indarno or geli e sudi.
Ma tu che fai, sublime e chiaro spirto,
che le posse e le voglie hai così pronte?
e quale è 'l frutto de' tuoi degni studi?