Scipio, o sieda sul Tebro o verso il Reno
e 'l Danubio tu corra, o sul tuo Loglio
fra' cari amici tuoi voti d'orgoglio
spazi con volto placido e sereno,
sei meco sempre: ch'io ti porto in seno
e non mi scingo, anzi pur sempre io soglio
amarti e riverirti, e sol mi doglio
che quel ch'onoro assai non lodo a pieno.
Né rime eguali a quelle tue leggiadre
nascon da me tra queste cure inferme,
ond'or l'ingegno è quasi oppresso e l'arte:
deh! sarà mai ch'in più felici carte
scriva di te pacifico ed inerme,
non sol del tuo guerriero armato padre?