Quasi per laberinto o per deserto
l'alma qua giù s'avvolge e s'imprigiona,
e sol ci scorge ad immortal corona
la grazia che previene al nostro merto:
questa mi drizzi per cammin più certo
ad altro monte omai ch'ad Elicona,
quando l'ultimo dì nel cor mi suona
con mille trombe e veggio il cielo aperto.
E se per colpa mia sarà ch'io caggio,
potrà levarmi solo e darmi aita
chi la pietate ha pari a la possanza.
Ma tu, che pria segnasti alto viaggio,
quant'io stanchezza hai lena, e tu m'invita,
ché l'un per l'altro in erta via s'avanza.