Luce d'onor ch'abbaglia e par ch'offenda
mentre invaghisce e parte e fa ritorno,
più non desio che 'n questo uman soggiorno
me con falso splendore illustre renda;
ma, temendo che 'l dì s'affretti e scenda
precipitando, il mio pensier distorno,
e temo l'altra morte e l'altro scorno
e bramo far d'ogni mio fallo emenda.
Così talora al mondo anch'io m'involo,
e spargo per dolore un caldo fiume,
e coscienza il cor mi pugne ed unge.
Oh! pur là, dove splende eterno lume
richiamar possa quel volgare stuolo
da cui te, donna, il tuo valor disgiunge.