Più di saper che di contender vago,
Gualengo, io volgo or queste or quelle carte
ove s'apprende il vero e 'nsieme l'arte
che dal falso il distingue, e me n'appago;
ma tu che fai? Miri un cortese e vago
ciglio, o la man ch'i cori incide e parte?
o pur due trecce d'oro a l'aura sparte?
Deh, non t'inganni Amor sofista e mago.
Ma da questi sì dotti antichi inchiostri
d'ordire impara e tu sì forti nodi,
che s'ei te prender vuol, tu lui n'avvolga;
né rallentalo poi ben ch'ei si volga
d'una in altra sembianza in vari modi,
sin che nel proprio aspetto a te si mostri.