Que' semi che già sparse in me natura
o che seco dal ciel portò la mente,
di virtù, di saver, or che 'l consente
meno acerba stagion, chi li matura?
Ragion cultrice faticosa e dura
suda ne l'opre e ne' pensier sovente,
ma se tepidi raggi anco non sente
e spirti almi del ciel, che val coltura?
Come feconda pianta in densa e grave
aria nodrir men belli i frutti suole,
i miei, Paulo, vedrai se li rimiri.
Deh! fia mai che mi scaldi il vero sole
e splenda in fronte, e placida e soave
l'aura del suo divino amor mi spiri?