Signor Mosto, il vostr'orto è così grande
che deve aver raponzoli e lattuca,
radicchi, indivia; e queste erbe manduca
Roma e condisce ne le sue vivande;
e non occorre che per voi si mande
in piazza Pietro né Matteo né Luca
a cercar per me tinca o tartaruca,
ch'io vivo come al tempo de le ghiande.
Dico ch'io vivo come al secol d'oro
che sol de' frutti l'uomo era satollo,
e correan latte i fiumi a trar la sete.
Pur qualch'uovo mangiar voi mi farete
a questa Pasqua, e un'aletta di pollo
o un pezzetto d'agnel fia 'l mio ristoro.