Giulio, troppo tu lodi il verde alloro
ch'in Elicona colsi, e sopra il vero
me che me 'n cingo allor che al turbo fero
teme l'ale spiegar cigno canoro;
e troppo stimi il mio fragil lavoro,
per cui non vo de la mia gloria altero
com'andò il gran Virgilio e 'l grande Omero,
né pregio io n'ho, né vanto eguale al loro:
né scendono le Muse a le mie note,
né fermansi, Ottonello, i fiumi e i venti,
né Febo i suoi destrier frena e ritarda.
Ma il fingi tu, che con affetti ardenti
m'onori ed orni e mandi a le remote
genti la gloria mia ch'è per sé tarda.