Te l'instabil fortuna e 'l falso mondo
dal vero ben, Costanzo, unque non torse,
ed a meta d'onore altri non corse
più veloce di te, ma fu secondo;
e te fra le catene e 'l grave pondo
di servitute ancor libero scorse
il fiero Trace, né timor ti porse
vento o folgore o nembo o mar profondo.
Né Fiandra ti mirò mostrare il tergo
vinto, ma il petto ne la morte invitto
ch'avanzò le più degne e le più belle.
E teco da la terra al chiaro albergo
la Gloria ascese, il qual ti fu prescritto,
e la vittoria in ciel sovra le stelle.