Calisa, chiome d'oro a l'aure estive
ninfa non spiega de le tue più belle,
né preme l'erbe con piante più snelle,
né lava man più bianche in fonti vive;
né più bel nome in tronchi oggi si scrive,
né canta in rime antiche od in novelle,
e mi perdonin le selvagge e quelle
ch'albergano ne' monti altere e schive.
Né altra merta più che per te suone
la sampogna onde Titiro solea
l'umil pensar ma pur mirabil canto.
Fortunato il pastor che osò poi tanto
che la prese di là d'onde pendea,
e degno che di lauro si corone!