Quella che nome aver di dea non merta,
ne l'instabil suo regno il bene e 'l male
che dal celeste scende ordin fatale
sovente varia e mesce e nulla accerta:
onde perch'aspramente io già sofferta
abbia più d'una piaga di suo strale,
la spero amica, e, s'anco io non l'ho tale,
l'anima ho contra lei d'arme coperta.
E se fia mai che di turbarmi cessi
Fortuna, o ch'uso renda almen leggieri
i novi arnesi onde s'è l'alma armata,
volerò fors'ancora ov'io m'appressi
a quel ch'alzò d'immortai piume alata
giust'ira al ciel sovra non giusti imperi.