Skip to content
1544–1595

756

Torquato Tasso

O figlie de la terra, compagne de l'aurora, Aure, de l'aria albergatrici erranti, che qui, dove mi serra

duro destin, talora date audienza a' miei noiosi pianti; o de gli afflitti amanti secretarie cortesi;

de l'Amor messaggere fide, caute e leggere, che là portate i lor sospiri accesi e i lamenti e le doglie

ov'è chi li ode e con pietà li accoglie; io, che tanto più sono d'ogni amante infelice quanto odio è più d'amor pronto a far danno,

Aure, in voi spargo il suono che del mio petto elice or giusto sdegno ed or non giusto affanno. Non d'un soave inganno

di voce lusinghiera, non d'un guardo furtivo, non d'un sembiante schivo, non d'una fronte rigida e severa,

non d'un guanto, o d'un velo che gigli copra e rose, i' mi querelo; misero! ma mi doglio de' più novi tormenti

ch'abbia il regno de l'odio o de la sorte, e veggio farsi scoglio pietade a' miei lamenti, tinta nel volto di pallor di morte;

né posso aprir le porte di questo vivo inferno, ove son de gli errori gli angioli i punitori,

perch'io sfoghi cantando il duolo interno, novo Orfeo, con la cetra, tanto la mia Proserpina s'impetra! Aure, a cui parte alcuna

non si serra, e che l'ale dispiegate da l'uno a l'altro polo, là 've già fuor di cuna segna fanciul reale

con non sicure ancor vestigia il suolo, drizzate il pronto volo, e mormorar mie note col suon de' vostri spirti

tra fiori e lauri e mirti del magnanimo Cosmo oda il nipote, e pietosi i miei duoli d'Arno alternino i cigni e gli usignoli.

Quivi il mio nome intenda da la nutrice, o s'ella figlia è del sonno o s'è di sue compagne; ed a formar l'apprenda

con lingua a la mammella usa che ancor da lei non si scompagne; né per pietà si lagne, né versi alcuna stilla

sovra la mia sciagura, ché la sua gioia pura non desio che per me sia men tranquilla; ma per segno di pianto

sol mostri gli occhi rugiadosi alquanto. E riguardando il padre sembri almen che gli dica: "Signor, perché s'invidia a gli anni miei

chi l'opre tue leggiadre tolga a morte nemica, e 'n fra gli eroi le sacri e i semidei? Chi de gli avi i trofei,

le palme e le corone orni di stelle eterne? Chi le chiome materne raffiguri nel ciel, novo Conone?

Chi m'inviti con carmi dietro a chi per età precorre a l'armi?" Canzon, non lunge a la città de' fiori sorge un bel Poggio ameno:

ivi il fanciullo è de le Grazie in seno.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
756 · Torquato Tasso · Poetry Cove