Vaga Angioletta, s'al soave lume
de' tuoi begli occhi mi concede Amore
rasserenar le tenebre e l'orrore
ond'avvien che mia vita si consume,
spero vestir ancor novelle piume
e la traccia seguir del tuo splendore
da lunge, come augel che 'l novo albore
loda cantando e vien che se n'allume.
Deh, non ti spiaccia, o cara e vaga e bella
di Dio figlia e fattura, di tua luce
compartir tanto al mio torbido e fosco,
ch'uscendo d'esta angusta e fosca cella
il tuo vivo splendor segua per duce
in qualche umil casetta o in qualche bosco.