Generoso signor, se mai trascorse
mia lingua sì che ti noiasse in parte,
non fu mossa dal cor, ch'a venerarte
devoto intende e sé per duol rimorse;
né temerari detti in lance opporse
debbono a quei che pensamento ed arte
matura ed orna od a vergate carte
che da te sdegno o fame d'or non torse.
Dunque lunghi castighi a brevi offese
dansi? e per lungo onor breve conforto
dar man reale in guiderdon non debbe?
Ma pur mia ragion somma è sommo torto,
ch'in dir di te non giunse a te, ma prese
onor mio stile e pregio a sé n'accrebbe.