Lasso chi queste al mio pensier figura
ora torbide e meste or liete e chiare
larve, con cui sì spesso (o che mi pare),
inerme, ho pugna perigliosa e dura?
Opra è questa d'incanto, o mia paura
è la mia maga, e 'n contro a quel ch'appare,
pur quasi canna o giunco in riva al mare,
rende l'alma tremante e mal sicura?
O magnanimo Alfonso, omai disperga
raggio di tua pietà l'ombre e gli errori,
e sia per me sovra le nebbie un sole;
e là mi guidi ove Amor teco alberga
tra larve usate in amorosi cori,
sì che la vista e gli occhi egri console.