Chiaro Vincenzo, io pur languisco a morte
in carcer tetro e sotto aspro governo,
fatto d'ingorda plebe e preda e scherno,
favola e gioco vil d'acerba sorte.
Lasso! e fur chiuse le dolenti porte,
ch'uscio a me son di tormentoso inferno,
ne le nozze di lei che del materno
ventre e del regio seme è a te consorte.
E mi vedesti tu poc'anzi, e i lumi
a me volgesti dolcemente: ahi lasso!
In che debbo sperar s'in ciò non spero?
Ferro in cava profonda o 'n alpe sasso
rigido sei, s'amico e pio pensiero
non ti commove. Oh secoli! oh costumi!