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1544–1595

673

Torquato Tasso

Santa Pietà, ch'in cielo fra gli angelici cori siedi beata e l'alme eterne e sante, ed accesa di zelo

scaldi gli alati Amori di novo e dolce foco e 'l primo amante; sallo il ciel che cotante opre tue elette e sole

vede, sallo la terra, ch'uscì per te di guerra e 'n grembo ricevé divina prole, fatta al ciel graziosa

sì come ancella ch'al signor si sposa. Tu ti parti di rado da la magion eterna ch'è del sol luminosa e de le stelle,

e prendi lieta a grado per piagge, ove non verna, non turbate da nembi o da procelle, sempre egualmente belle,

ir rimirando intorno or questo ed or quel giro, e 'l cristallo e 'l zaffiro, l'un puro e l'altro d'alme luci adorno,

e 'l bel foco e 'l bel latte, e 'l campo che trionfa e non combatte. E se affetto cortese pur a scender t'induce

ne' regni che la morte ange e contrista, sprezzi l'umil paese, sprezzi l'incerta luce di tenebre, di nubi e d'ombre mista,

né puoi fermar la vista in cosa che t'appaghi; ma ciò ch'ondeggia e gira, ciò ch'esala o che spira

sdegni egualmente e i fissi seggi e i vaghi: sol ne gli umani aspetti un non so che divin par che t'alletti. Ah! discender ti piaccia

ov'io ti invito; ah! vieni, e vedrai, forma a le celesti eguale, donna, ch'in chiara faccia vince i vostri sereni,

ch'angiol la stimi e chiedi ove son l'ale; che nel volto reale la maestà riserba di chi l'alta sua imago

v'impresse, e né sì vago come di specchio bel giovin superba; c'ha il sol ne gli occhi e 'n tempre dolci ond'uom ne gioisca e non si stempre;

che del latte la strada ha nel candido seno, e l'oro de le stelle ha nel bel crine; ne i lumi ha la rugiada

che dal volto sereno spargon qua giù notturne e mattutine; che l'armonie divine ha ne le dolci note,

o facciano i concenti gli alti angelici accenti o 'l corso di veloci e pigre rote: sì che vistala in viso

dirai: "Venendo a te m'imparadiso!" Ma de la nobil alma chi narrerebbe i pregi, senno, virtute, alti costumi onesti?

Tu, che corona e palma e di stelle aurei fregi spesso gli eletti meritar vedesti, fra' santi e fra' celesti,

fra gli angelici spirti ripor puoi la ben nata reale alma onorata, cui fan ghirlanda qui gli allori e' mirti,

e 'n ciel via più felice fregio avrà che Arianna o Berenice. Ma tu sol manchi forse nel bel seno, o Pietate,

e 'l coro fai di sue virtù imperfetto. E ben già se n'accorse fin da sua prima etate stuol d'amanti che n'arse e fu negletto,

perché inasprissi il petto di rigor così saldo, che diamante o diaspro non fu mai così aspro,

sì che d'Amor non penetrasse il caldo; né tu, Pietà, v'entrasti, se non dietro a' pensier pudichi e casti. Or prendi per iscorte

Onestà, Cortesia, bella Pietade, e nel bel sen penetra; e la mia dura sorte in voce umile e pia

narra, e del petto il bel diamante spetra; e grazia omai m'impetra ch'a' miei duri tormenti non rivolga sì tardi

i dolci onesti sguardi, e ch'inchini l'orecchie a' miei lamenti, e che 'l caro saluto non discompagni da cortese aiuto.

E, perché a pien consoli il mio angoscioso stato ch'è di nova miseria estranio esempio, rivolga i duo bei soli

nel gran fratello amato, e preghi fine al mio gravoso scempio, promettendo ch'al tempio de la sua eccelsa gloria

consacrerò devoto la mia fede per voto con segni eterni d'immortal memoria, e fiano i falli miei

di sua real clemenza alti trofei. Chi ti guida, canzone, o chi t'impiuma? Sol certo Amore e Fede: vola adunque, e "Mercé," grida "mercede!"

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