Vittoria, non sei tu da morte vinta;
ma, come qui vincesti i propri affetti,
così nel cielo or viva infra gli eletti
vinci la morte del mortal tuo scinta.
Ben ne la guancia di pallor dipinta
viva ancor sembri ed anco a te n'alletti,
e pietà spiri e 'ntenerisci i petti
di noi, di lei, ch'in te fu quasi estinta,
che dice lagrimosa in sul feretro:
"Giovine, anzi le nozze, al ciel t'alzasti;
o buona o saggia, i' vivo e mi querelo.
Vivo io, cui tanto amavi, e non impetro
seguirti, o figlia, e vuol ch'a te sovrasti,
misera vecchia ed orba madre, il cielo".