Prema il bel Pausilippo e quel ch'asconde
ne le viscere sue l'empio gigante
da l'uve aurate umor dolce spirante,
spirto che spirto a gli egri e vita infonde;
e da l'une agitato a l'altre sponde
il trasporti Nettuno, ove fra tante
prigioni astretto in placido sembiante
quasi umil prigioniero acqueta l'onde.
Ed ivi allor ch'a' nubilosi giorni
paga de' regni al mio signor tributi
di ch'egli sol va tra' mortali altero,
di quel nettare alquanto in vita torni
le virtù mie (merto è di fé s'io spero),
sì ch'io sembri Arion tra' pesci muti.