Guido, nube non è che l'alba indori
ne l'oriente, od Austro imbruni o stringa
Borea, dove il pensier non mi dipinga
Vincenzo in giostra e i meritati allori;
e nel vel de la notte e ne gli orrori
il veggio, e par che d'arme ivi si cinga;
ned aura move suon che non mi finga
pur una voce che 'l suo nome onori.
Allor prendo la penna e carte vergo
de le sue lodi, e n'apparecchio e n'orno
ov'io stenda le prose e stringa i carmi;
e, se non fia chi nel solingo albergo
turbi i dolci pensier, invidia e scorno
spero n'avranno anco i metalli e i marmi.