Già bevvi in Ippocrene; or solo asciutti
in me gli occhi non sono; e chi m'impetra
più da Febo favor, s'egli s'arretra
di là 've uom con fortuna irata lutti?
Ama ei cor molle che germogli e frutti
lieti pensieri; il mio per duolo impetra:
Amor, che spende in me la sua faretra,
forse i miei carmi ha di sua man costrutti.
Eco forse son io che non ben piene
rendo l'alte sue note e non espresse:
parte, mentre le detta, anco n'oblio.
Fa ch'appien le risuoni, alato dio,
e fian le interne voci auree catene
a lei ch'or d'un crin d'oro a me le tesse!