Questa, che tanto il cieco volgo apprezza, sol piacer de le donne e sola cura, caduca e fragilissima bellezza un vil impedimento è di natura.
Misero amante, cui folle vaghezza dà in preda ad un'angelica figura, misero, ch'assai meglio entro a le porte de l'inferno placar potria la morte!
Come in bel prato tra' fioretti e l'erba giace sovente angue maligno ascoso; come in bel vaso d'or vivanda acerba si cela od empio succo e velenoso;
come in bel pomo spesso anco si serba putrido verme ond'egli è infetto e roso; così voglie e pensier malvagi ed opre sotto vel di bellezza altri ricopre.
Dove bellezza appar cortesia parte, l'umiltà, la pietà, la bontà fugge; dov'è bellezza, come a propria parte, superbia e ingratitudine rifugge;
il seme, il fior d'ogni virtù, d'ogni arte l'ombra malvagia di bellezza adugge: bellezza è mostro infame, è mostro immondo, sferza del ciel con che flagella il mondo.
Sì come o noce acerba o pomo amaro meglio ch'altro maturo o dolce frutto condir si puote, ed è bramato e caro quando quell'altro è già guasto e distrutto;
così ne le dolcezze del suo chiaro nettare Amor meglio condisce il brutto ch'acerbetto è per sé, che non fa il bello d'ogni esterno dolcior schivo e rubello.
Sia brutta la mia donna ed abbia il naso grande che le faccia ombra sino al mento; sia la sua bocca sì capace vaso che star vi possa ogni gran robba drento;
sian rari i denti e gli occhi posti a caso, d'ebano i denti e gli occhi sian d'argento; e ciò ch'appare e ciò che si nasconda a queste degne parti corrisponda.
Non temerò ch'ella sia da altri amata, ch'altri la segua, o pur ch'altri la miri; non temerò s'ella alcun altro guata o se mesta talor par che sospiri;
non chiamerolla ognor superba, ingrata e perversa e ritrosa a' miei desiri: saranno i suoi pensier conformi a' miei, sarà mia tutta, ed io tutto di lei.
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