Candido can, che mordi e squarci 'l core
feroce sì che il sangue il sen n'allaga,
deh, come in fronte mansueta e vaga
ricopri tu ferigno empio furore!
Me, che l'ali d'un dio lieve cursore
schernia, giungesti tu; tu quella piaga
festi onde l'alma or di sua morte è vaga:
ciò che lo stral far non poteo d'Amore.
E tu m'ancidi al fin perché s'estingua
con la vita il tormento: esser pur sazio
di martir così lungo omai dovresti!
Ben fia pietà, se vuoi ch'in vita resti,
por miglior fine al mio penoso strazio
e i tuoi morsi sanar con la tua lingua.