O bel colle, onde lite tra la natura e l'arte anzi giudice Amore incerta pende, che di bei fior vestite
dimostri e d'erba sparte le spalle al sol ch'in te lampeggia e splende, non così tosto ascende egli su l'orizzonte
che tu nel tuo bel lago di vagheggiar sei vago il tuo bel seno e la frondosa fronte, qual giovinetta donna
che s'infiori a lo specchio or velo or gonna. Come predando i fiori se 'n van l'api ingegnose onde addolciscan poi le ricche celle,
così co' primi albori vedi schiere amorose errare in te di donne e di donzelle: queste ligustri e quelle
coglier vedi amaranti, ed altre insieme avvinti por narcisi e giacinti tra vergognose e pallidette amanti,
rose dico e viole, a cui madre è la terra e padre il sole. Tal, se l'antico grido è di fama non vana,
vide famoso monte ire a diporto la madre di Cupido e Pallade e Diana con Proserpina bella entro un bell'orto;
né 'l curvo arco ritorto, né l'argentea faretra Cinzia, né l'elmo o l'asta avea l'altra più casta,
né l'impresso Gorgone ond'altri impetra; ma in manto femminile le ricchezze cogliean del lieto aprile. Cento altre intorno e cento
ninfe vedeansi a prova tesser ghirlande a' crini e fregi al seno, e 'l ciel parea contento stare a vista sì nova
diffuso d'un bel lucido sereno; e 'n guisa d'un baleno tra nuvolette aurate vedeasi Amor con l'arco
e di faretra carco, grave d'auree quadrella e d'impiombate, e saettava a dentro il gran dio de l'inferno in fin al centro.
Aprì la terra Pluto ed a l'alta rapina s'accingea fiero e spaventoso amante; e, rapita, in aiuto
chiamava Proserpina Palla e Diana, pallida e tremante, ch'ale quasi a le piante ponean per prender l'arme;
ma sul carro veloce dileguato è il feroce da gli occhi anzi che questa o quella s'arme, e del lor tardo avviso
vedeasi in Citerea picciol sorriso. Ma dove mi trasporta, o montagnetta lieta, così lunge da te memoria antica?
Pur l'alto esempio accorta ti faccia e più secreta in custodire in te schiera pudica. Oh, se fortuna amica
mi facesse custode de' tuoi secreti adorni, che bei candidi giorni vi spenderei con tuo diletto e lode!
Che vaghe e quete notti dolci vi dormirei sonni interrotti! Ogni tua scorza molle avrebbe inciso il nome
de le nuore di Alcide e de le figlie; risonerebbe il colle de l'onor de le chiome e de le guance candide e vermiglie;
le tue dolci famiglie, dico i fior che de' regi portano i nomi impressi, vedrebbero in se stessi
altri titoli e nomi anco più egregi; e da frondose cime risponderian gli augelli a le mie rime. Canzon, fra mille ninfe, ond'è composto
il bel coro sovrano, vattene a l'alte dee di mano in mano.
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