Donne cortesi e belle, che di luce amorosa gli occhi appagate ed accendete i cori, quasi lucide stelle
in questa notte ombrosa sgombrate voi le tenebre e gli orrori. Sono a i celesti errori vostri balli sembianti,
e quando con sorriso viso volgete a viso, tai son gli aspetti de le stelle erranti; e virtù da voi piove
qual sopra noi Marte l'infonde o Giove. A voi gli eterni lumi han concesso il governo de l'alme umane e l'amoroso impero;
voi create i costumi, e voi nel petto interno mutate ad or ad or voglia e pensiero. S'io languisco o se spero,
s'altri gioisce e gode, a voi s'ascriva: a voi rechi gli affetti suoi ciascun amante e vi dia biasmo e lode:
ché, s'egli cangia stato, gira co' giri de' vostri occhi il fato. Voi lontane dal sole da lui la luce avete,
ed ei col suo splendor non vi nasconde; ma le vostre carole dolci amorose e liete tempra il suo moto e 'l vostro al suo risponde.
Care luci gioconde, quale stella è nel cielo che spiegasse giammai sì chiari e vaghi rai?
Ma se nube e se nebbia a lor fa velo, cela nube e vapore d'ira e di sdegno il vostro almo splendore. Oh! se sempre tranquille
fosser le luci vaghe, qual indi attenderei vita felice! Ma che? ne le faville. spirto d'amor che vaghe
parria farfalla e non parria fenice, perché solo al sol lice destar foco vitale ove, con breve pena
ella morendo a pena, rinasce e rinnovella i membri e l'ale; ma, se al sol non v'agguaglia, questo mio rozzo stil nulla ve 'n caglia.
Ché s'egli è senza pari, a gli amanti è molesto e i dolci furti lor scopre e rivela. Gli altri lumi men chiari
son più cortesi in questo, sì ch'amante di lor non si querela. Guida lor luce e cela quando con l'ombre è mista
a i diletti furtivi i vergognosi e schivi, a cui forse del sol spiace la vista: questa lode m'insegna
darvi Amor, ch'in voi scherza ch'in me regna. Ma pur fra voi più l'una è de l'altre lucente, sì ch'a la stella de l'Amor somiglia,
che quando il ciel s'imbruna si mostra in occidente, poi sorge innanzi l'alba aurea e vermiglia, e da le liete ciglia
dolci rugiade versa onde i fioretti e l'erbe si fan vaghe e superbe, e par la terra di diamanti aspersa.
A te le luci mie volgo, o stella, che serri ed apri il die. L'altre io ben lodo e miro, ma te canto e vagheggio,
te, che de gli occhi e del pensier sei segno: col tuo lume mi giro, e sol per grazia cheggio ch'io te veda senz'ira e senza sdegno.
Tu fecondar l'ingegno puoi col soave raggio, e rinfrescar l'arsura con la rugiada pura
sì ch'abbia frutti e fior l'aprile e 'l maggio: onde poscia n'adorni gli altari tuoi ne' festi alteri giorni. Vanne, mia canzonetta, e fra le cinque
rimira la più bella: a lei t'inchina riverente ancella.
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