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1544–1595

569

Torquato Tasso

Già il notturno sereno di vaga luce indora la stella che d'amor sfavilla e splende, e rugiadosa il seno,

i crin stillanti a l'ora spiega la notte e 'l ricco vel distende. Ecco: Imeneo giù scende trattando l'aria e i venti

con le dipinte piume, e, mentre sparge il lume d'aurata face in mille raggi ardenti, destro il ciel gli si gira

e gli arride la terra e l'aura spira. Ardon le piagge e l'onde di legittimo foco al lampeggiar de le celesti faci;

s'ode tra fronde e fronde, qual di colombe, un roco dolce interrotto mormorar di baci; con nodi più tenaci

l'edera il tronco abbraccia, e circondan le viti gl'infecondi mariti; né in tana o in nido è chi solingo giaccia;

ed in spelonca e 'n bosco lascian l'ira i leoni e gli angui il tosco. Santo dio, che congiungi a l'opre de la vita

sotto giogo di fé concordi amanti; che molle pungi, ed ungi di mel poi la ferita sì che stilla per gli occhi in dolci pianti;

tu, che d'unir ti vanti entro il voler d'un petto pensier casti e lascivi, e vezzosi atti e schivi

tempri, mirabil fabbro, in un aspetto; tu, dio, tu pungi il core in cui spuntò le sue quadrella Amore. Questa bella guerriera

che, o contra Amor s'accinga o per lui cinga l'arme, è vincitrice, da l'amorosa schiera lunge se 'n va solinga

e scompagnata in guisa di fenice, però ch'a lui non lice frenarla, e si contenta s'ella talor non sdegna

di seguir la sua insegna, sì ch'altrui piaghi e piaga in sé non senta; ma non s'agguagli teco fanciul nato di furto, ignudo e cieco!

Santo Imeneo, riguarda il giovane regale e de' suoi preghi interni odi la voce, che chiama lenta e tarda

la notte a te senz'ale, pigro cursor dietro a cursor veloce! E qual destrier feroce, che 'l generoso sdegno

in fumo accolto spiri e 'l fren morda e s'aggiri e di canora tromba aspetti il segno, tal ei par che s'accenda

e 'l dolce invito di battaglia attenda. Già veggio e sento, o parmi, sonar lo strale e l'arco e chiara fiammeggiar l'aurea facella:

ecco, punta è da l'armi quasi cervetta al varco e tutta arde d'amor la verginella; ma pur talor rubella

si mostra nel sembiante, e vaga e ritrosetta minaccia e 'nsieme alletta, or di guerriera in atto ed or d'amante;

e 'n un dubbia e confusa, fra vergogna e desir, brama e ricusa. Va fra gli sdegni ed osa, regio garzon, ch'al fine

pietosa fia questa beltà crudele! Si coglie intatta rosa fra le pungenti spine, e fra gli aghi de l'api il dolce mele.

Lascia pur ch'ella cele sue voglie e ti contrasti; rapisci: più graditi sono i baci rapiti

e più soavi son quanto più casti; non cessar fin che 'l sangue non versa e vinta a te sospira e langue. Sacra lieto trofeo

del bel cinto disciolto e de le spoglie sue di sangue sparte, e i giochi d'Imeneo rinnova in nodi accolto

più bei di quei ch'unir Ciprigna a Marte. Se Febo a me comparte suo spirto e 'l ver mi scopre, dal bel grembo fecondo

verranno Alfonsi al mondo, i quai rinnoveranno i nomi e l'opre famose in pace e 'n guerra di quei ch'ornano il ciel, ornar la terra.

Ma ecco in oriente appare Espero amica: Espero no, che luce annunzia e porta. Facciasi a questa ardente

lusinghiera fatica tregua ch'a pugna invita e riconforta; e la fanciulla accorta gli occhi tremanti abbassi,

e su l'amato fianco appoggi il capo stanco. Versi fiori Imeneo su' membri lassi, e lor temprin gli ardori

col ventilar de l'ale i vaghi Amori. Desta, canzone, i cigni cui dolce il Po dà l'ombra e l'esca e l'onda, ché debil canto gran voce seconda.

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