Non potea dotta man ritrarci in carte
de' tuoi lumi e de' crini i raggi e l'oro,
né quel ch'apron due labbra almo tesoro,
né fra' ligustri tuoi le rose sparte;
né degni eran metalli o marmi o carte
di contener le luci e i pregi loro,
onde a formar Natura il bel lavoro
s'accinse, ove perdea timida l'arte.
E del tuo sangue fece e di te stessa
viva imago spirante, e 'n picciol viso
gran cose espresse e fuor d'uso leggiadre.
Tu lieta godi e ti vagheggi in essa;
ed essa te conosce omai col riso,
e vede nel suo riso altri la madre.