Al nobil colle, ove in antichi marmi
il peregrino opre famose ammira
di greca mano, il mio pensier mi gira,
che mal può da voi lunge omai quetarmi.
Ivi a l'ombra su l'erba or prose or carmi,
pur com'uom che d'amor pensa e sospira,
detterei spesso e con la tosca lira
sosterrei de gli eroi le lodi e l'armi;
e col suon forse insegnerei le piante
di risonare il glorioso nome
d'Ippolito: or chi più qui mi ritiene?
Chi per alpestri monti o per arene
mi guida a voi sì ch'io ne scriva e cante,
cinto di lauro, ch'ei piantò, le chiome?