Poi che scarso m'è Apollo e che non spira
più ne la lingua mia l'usata aita,
ché se pur move a l'altrui lodi ardita
erra lunge dal segno ov'ella spira;
tempra, tu, al canto, Urban, la nobil lira
e sia intorno sonar Beatrice udita,
ché per chiaro soggetto a te l'addita
Febo ch'ancor lei morta ama e sospira.
Dì che fu saggia, casta, e loda scegli
pari al suo merto; e 'l suo bel nome intanto
qual Eco a replicar la Fama impari:
forse, sì come augel che gli altri svegli
a salutar il sol, desti al tuo canto
mille cigni udirai sublimi e chiari.