Or che Vesuvio, che sovrasta il lito
di queste valli di sospir miei piene,
foco non versa da l'interne vene,
ma il fianco e 'l petto s'ha di gel vestito,
io gelo nel timor ond'è smarrito
lo mio cor lasso e ne l'usate pene,
e infiammo intanto co' sospir l'arene,
sì novo incendio è dal mio seno uscito.
E questa fiamma è tal che fa seconda
quella che manda a perturbar le stelle
il monte che frenò Tifeo l'audace;
ma l'una oscura il ciel, la terra e l'onda,
l'altra le fa vie più lucenti e belle,
e quivi accende Amor l'ardente face.