Sotto l'aperto ciel, tra gigli e rose
e verdi erbette ed odorate piante,
notturno e cheto e solitario amante
la mia donna attendea com'ella impose.
Quando passò ma come, o desiose
luci, non conosceste il bel sembiante?
e tu, vago mio sguardo? oh chi davante
pur quasi un velo al suo passar mi pose?
Passò madonna, e seco ogni mio bene
e la fortuna mia passata è seco
che in quel candido seno io preso avrei.
Oh! più d'Amore e di Fortuna cieco
allora io fui, ché or tardi e senza speme
veggio il mio male e piango i dolor miei.