Amor, quel che tu sia, se crudo o pio
ancor non so, ché n'odo vario il grido,
ma del favoleggiar altrui mi rido
quando ti sacra i voti o ti fa dio.
Arco e faretra a te mai non vid'io,
non pur te mai ne gli occhi miei, Cupido;
né co' miei sguardi o co' tuoi strali ancido,
né credo ad uom: più credo a questo rio.
Ch'in lui, talor s'il crine orno e la fronte,
me veggio sola senza te, ma sento
piacer di vagheggiar il mio bel viso.
Se quel piacer sei tu, non sei tormento,
non sei desir: onde sul chiaro fonte
gioir doveva e non languir Narciso.