"Perché pur mi saetti,
se 'n me così mortali
son le ferite de' tuoi primi strali?
Io più non mi difendo,
o possente signore,
o fero e crudo mio nemico, Amore.
Oimè, l'arme rendo
oimè, vinta i' sono,
e vinta chiedo al vincitor perdono.
A te languendo omai
chiedo perdono o morte,
misera me!, ch'al dolor fine apporte.
Pietà, signor, se n'hai,
per la tua bella Psiche;
pietà, signor, per le tue fiamme antiche!"
"Tu, che fra le nemiche
più d'ogni altra mi piaci,
prendi in grado i miei colpi e soffri e taci:
però ch'io non uccido,
e 'l tuo bel petto e vago
per odio no, ma per amor impiago.
Son cento fonti in Gnido,
cento le vie secrete,
cento spelonche solitarie e chete:
ivi, o di queste avvolta
mie catene amorose
andrai cantando fra le piante ombrose,
o pur libera e sciolta;
ed avrai sempre a lato
Amor di tua bellezza innamorato:
Amor, che, amando, amato
esser da te desia,
bella nemica e prigioniera mia."