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1544–1595

369

Torquato Tasso

O con le Grazie eletta e con gli Amori, fanciulla avventurosa, a servire colei che dea somiglia, poi che 'l mio sguardo in lei mirar non osa

i raggi e gli splendori e 'l bel seren de gli occhi e de le ciglia, né l'alta meraviglia che ne discopre il lampeggiar del riso,

né quanto ha di celeste il petto e 'l volto, io gli occhi a te rivolto e nel tuo vezzosetto e lieto viso dolcemente m'affiso.

Bruna sei tu, ma bella qual vergine viola; e del tuo vago sembiante io sì m'appago che non disdegno signoria d'ancella.

Mentre teco ragiono, e tu, cortese, sguardi bassi e furtivi volgi in me, del tuo cor mute parole, ah! dove torci i lumi alteri e schivi?

Da qual maestra apprese hai l'empie usanze e 'n quai barbare scole? Così mostrar si suole la tua donna superba incontra Amore,

e fulminar da gli occhi ira ed orgoglio; ma tu del duro scoglio ch'a lei cinge ed inaspra il freddo core non hai forse il rigore:

non voler, semplicetta, dunque imitar de la severa fronte l'ire veloci e pronte, ma, s'ella ne sgomenta, tu n'alletta.

Mesci co' dolci tuoi risi e co' vezzi solo acerbetti sdegni che le dolcezze lor faccian più care; ned ella a te gli atti orgogliosi insegni

e i superbi disprezzi, ma da te modi mansueti impare. Oh, se tu puoi destare, scaltra d'Amor ministra e messaggera,

fra tante voglie in lei crude e gelate, scintilla di pietate, qual gloria avrai dovunque Amor impera! Tu voce hai lusinghiera

e parole soavi, tu i mesti tempi e' lieti e tu de i giochi sai gli opportuni lochi, e tieni di quel petto ambe le chiavi.

So ch'ella, affissa a i micidiali specchi, suoi consiglier fedeli, sovente i fregi suoi varia e rinnova; e, qual empio guerrier ch'arme crudeli

a battaglia apparecchi, le terge ad una ad una e ne fa prova, tal ella affina e prova di sua bellezza le saette e i dardi

se siano acute e salde. "Al cor non giunge questo, ma leggier punge; quest'altro" dice "uccide sì, ma tardi; da questo uom che si guardi

può schermirsi e fuggire; è inevitabil questo." Or tu, ch'intanto il crin l'adorni e 'l manto, così le parla e così placa l'ire:

"O de l'armi d'Amore adorna e forte, guerriera ribellante, che lui medesmo che t'armò disfidi, qual petto è di diaspro e di diamante

che di strazio e di morte al balenar de gli occhi tuoi s'affidi? Chi non sa come uccidi? Ma chi sa come sani o come avvive?

De l'armi tue sol le virtù dannose son note, e l'altre ascose. Perché di tant'onor te stessa prive? Ah! luci belle e dive,

ah! voi non v'accorgete ch'a i vostri rai rinovellar vi lice un cor quasi fenice, piaghe saldar ch'aperte avete?

Or che tutti son vinti i più ritrosi e i più alpestri selvaggi, scoprite altro valor in altri effetti; dolci gli strai vibrate, e misti i raggi

de' folgori amorosi sian con tempre di gioie e di diletti; sani i piagati petti, e ne' cor, per timor gelati e morti,

desti spirto di speme aure vitali. 'Oh fortunati mali!' diranno poscia 'oh liete e care morti!' Né più gli amanti accorti

temeran di ferita, ma di morir per sì mirabil piaghe farà l'anime vaghe un bel desio di rinnovar la vita".

Così le parla, e con feconda lingua lusinga insieme e prega, ch'al fin si volge ogni femmineo ingegno. Ma che rileva a me, se ben si piega?

Cresca pure ed estingua gl'illustri amanti il suo superbo sdegno: me, nel mio stato indegno, l'umil fortuna mia sicuro rende.

Vil capanna dal ciel non è percossa, ma sovra Olimpo ed Ossa tuona il gran Giove e l'alte torri offende: quinci ella esempio prende.

Ma tu, mio caro oggetto, non disdegnar che la tua fronte lieta del mio desir sia meta, e fa de' colpi tuoi segno il mio petto.

Vanne occulta, canzone nata d'amore e di pietoso zelo, a quella bella man che con tant'arte l'altrui chiome comparte:

dì che t'asconda fra le mamme e 'l velo da gli uomini e dal cielo. Ah! per Dio, non ti mostri; e, se scoprir ti vuol, ti scopra solo

a l'amoroso stuolo; né leggano i severi i detti nostri.

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