Odi, Filli, che tuona; odi che 'n gelo
il vapor di lassù converso piove;
ma che curar dobbiam che faccia Giove?
Godiam noi qui s'egli è turbato in cielo.
Godiamo amando, e un dolce ardente zelo
queste gioie notturne in noi rinnove;
tema il vulgo i suoi tuoni, e porti altrove
fortuna o caso il suo fulmineo telo.
Ben folle ed a se stesso empio è colui
che spera e teme, e in aspettando il male
gli si fa incontro e sua miseria affretta.
Pera il mondo e rovini: a me non cale
se non di quel che più piace e diletta,
ché se terra sarò, terra ancor fui.