Or che la nave mia
va per l'onde d'amor, di gelosia,
il mar sempr'è turbato
che del mio pianto...;
colma va dei desiri,
sono remi i pensier, venti i sospiri;
è la vela il mio core,
e i naviganti son Speme e Timore.
Lunge mi veggo il lito,
il mio lume, il mio sol anco è sparito;
ed al governo siede
Amor, che non ha legge e non ha fede:
talché, se rompe a scoglio
o s'affonda nel mar, di me mi doglio,
che fui pur troppo audace
cagion che spesso il cor sospira e tace.
Donna, non sol tu m'hai ferito il core,
tu che sanarlo puoi
con un sol sguardo de' begli occhi tuoi,
ma per maggior tormento
vuoi ch'io taccia il dolor ch'io provo e sento.