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1544–1595

251

Torquato Tasso

Darà fin presta morte al mio dolore, o lungo corso di molti anni, Amore? - ore. Odo una voce, Amore, del mio sono; o tu sei qui mentr'il mio duol risono? - sono.

Invisibil tu dunque, Amor, sei meco, ch'io non ti veggio e 'n lagrime m'accieco? - cieco. Deggio sperar di mai vederti in lei, che ne' boschi dal ciel tragge gli dei? - dei.

Fia dunque breve il duol che 'l pianto elice, e mi lice sperar d'esser felice? - lice. Ma quando, Amor? ché 'l viver m'è molesto e come posso di morir m'appresto. - presto.

Qual fia presto soccorso al mio tormento se mill'anni a gli amanti è un sol momento? - mento. Bugiardo Amore, il mio duol prendi a gioco, né t'incresce di lui molto né poco? - poco.

Dunque è pur ver ch'alquanto te n'incresca o pur mostri pietà per ch'io l'accresca? - cresca. Morrò se cresce, e fia rimedio al duolo sol morte: al duol, ond'io me ne consolo. - solo.

Cresci tanto, mio duol, ch'io lasso pera, poiché d'altra speranza il cor dispera. - spera. Spererò dunque in mentitor fallace che 'l falso o 'l meno dice e 'l più si tace? - tace.

Tace ov'io taccio, ed ov'io grido grida, ed ora mi spaventa, ora m'affida. - fida. Vaneggio certo; Amor non mi risponde, ma venir può questa risposta altronde. - onde.

Questa è la voce mia che da me spira ed Eco la rimanda e la raggira. - gira. Eco di selve abitatrice errante, prima di me tu fosti al mondo amante. - ante.

Or pietosa tu sei de l'altrui male, vaga voce ne' boschi ed immortale? - tale.

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