Santa Pietà, ch'in cielo Fra gli angelici chori Siedi beata e l'alme eterne e sante, Et accesa di zelo
Scaldi gli alati Amori Di novo e dolce foco, e 'l primo amante! Sallo il ciel, che cotante Opre tue grandi e sole
Vede; sassel la terra Ch'uscì per te di guerra E 'n grembo ricevè divina prole, Fatta al ciel gratiosa,
Sì com'ancella ch'al signor si sposa. Tu ti parti di rado Da la magione eterna Ch'è del sol luminosa e de le stelle,
E prendi lieta a grado Per piagge ove non verna, Non turbate da nembi o da procelle, Sempre egualmente belle:
Tu!, rimirando intorno Hor questo et hor quel giro, E 'l christallo e 'l zaffiro, L'un puro e l'altro d'alme luci adorno;
E 'l bel foco e 'l bel latte, E 'l campo che trionfa e non combatte. E s'affetto cortese Pur a scender t'induce
Ne' regni che la morte ange e contrista, Sprezzi l'humil paese, Sprezzi l'incerta luce, Di tenebre e di nubi e d'ombre mista;
Né puoi fermar la vista In cosa che t'appaghi, Ma ciò ch'ondeggia o gira, Ciò ch'eshala o che spira
Sdegni egualmente, e i fissi segni e i vaghi. Sol ne gli humani aspetti Un non so ché divin par che t'alletti. Hor discender ti piaccia
Ov'io t'invito. Ah, vieni E vedrai forma a le celesti eguale, Donna, ch'in chiara faccia Vince i vostri sereni;
Ch'angiol simiglia, e chiedi ove son l'ale: Che nel volto reale La maestà riserba Di chi l'alta sua imago
V'impresse, e n'è sì vago Come, di specchio bel, giovin superba; C'ha il sol ne gli occhi, e 'n tempre Dolci, ond'huom ne gioisca e non si stempre;
Che del latte la strada Ha nel candido seno E l'oro de le stelle ha nel bel crine, Ne gli occhi la rugiada,
Che dal volto sereno Spargon fra noi notturne e matutine; Che l'armonie divine Ha ne le dolci note,
O facciano i concenti Gli alti angelici accenti, O 'l corso di veloci e pigre rote; Sì che, vistala in viso,
Dirai: venendo a te m'imparadiso. Ma de la nobil alma Chi narrerebbe i pregi? Senno, virtuti, alti costumi honesti!
Tu, che corona e palma E di stelle aurei fregi Spesso gli eletti meritar vedesti, Fra' santi e fra' celesti
Et angelici spirti Ripor puoi la ben nata Reale alma honorata, Che s'incorona qui di lauri e mirti
E 'n ciel via più felice Fregio havrà ch' Arïanna o Berenice. Ma tu sol manchi, forse, Nel bel petto, Pietate!
E 'l choro fai di sue virtù imperfetto. E ben già se n'accorse Sin da la prima etate Stuol d'amanti, che n'arse e fu negletto:
Perch'inasprissi il petto Di rigor così saldo Che diamante o dïaspro Non fu mai così aspro,
Sì che d'Amor non penetrovvi il caldo Né tu, Pietà, v'entrasti, Se non dietro a' pensier pudichi e casti. Hor prendi per iscorte
Honestà, Cortesia, Bella Pietade!, e nel bel sen penetra, E la mia dura sorte In voce humile e pia
Narra, e del petto il bel diamante spetra E gratia homai m'impetra Ch'a' mie<i> duri tormenti Non rivolga sì tardi
I dolci honesti sguardi, E ch'inchini gli orecchi a' miei lamenti, E che 'l caro saluto Non discompagni dal cortese aiuto.
E perch'a pien consoli Il mio angoscioso stato, Ch'è di nova miseria estranio essempio, Rivolga i duo bei soli
Nel gran fratello amato, E preghi fine al mio noioso scempio: Promettendo ch'al tempio De la sua eccelsa gloria
Sospenderò devoto La mia fede per voto, Con segni eterni d'immortal memoria. E saran gli error miei
Di sua real clemenza alti trofei. Chi ti guida, canzone, o chi t'impiuma? Sol certo Amore e Fede. Vola dunque, e mercè!, grida, mercede!
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