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1544–1595

175

Torquato Tasso

Vaghe Ninfe del Po, Ninfe sorelle, e voi de' boschi e voi d'onda marina voi de' fonti e de l'alpestri cime, tessiam or care ghirlandette e belle

a questa giovinetta peregrina, voi di fronde e di fiori, ed io di rime; e mentre io sua beltà lodo ed onoro, cingete a Laura voi le trecce d'oro.

Cingete a Laura voi le trecce d'oro de l'arboscello onde s'ha preso il nome, o pur de' fiori a' quali il pregio ha tolto; e le vermiglie rose e 'l verde alloro

le faccian ombra a l'odorate chiome ed a le rose del fiorito volto; e de l'auro e del lauro e de' be' fiori sparga l'aura ne l'aria i dolci odori.

Sparga l'aura ne l'aria i dolci odori mentr'io spargo nel cielo i dolci accenti, e li porti ove Laura udir li suole e dove Mincio versa i freschi umori;

portino ancora i più cortesi venti il chiaro suon de l'alte mie parole dove cantaro già, quand'ella nacque, i bianchi cigni in fresche e lucid'acque.

I bianchi cigni in fresche e lucid'acque morendo fanno men soave canto di quel ch'udi' quando costei nascea; e 'l bel terren dov'ella in cuna giacque

tutto vestissi di fiorito manto; e di cristallo il fiume allor parea e preziose gemme i duri sassi sotto gli ancor tremanti e dubbi passi.

Sotto gli ancor tremanti e dubbi passi nascer facea la bella fanciulletta di mille vari fior lieta famiglia; e se premeva un cespo o i membri lassi

posava in grembo de la molle erbetta, era a vederla nova meraviglia: qual fosse poi, tu dillo, o fiume vago, tu dillo altrui, famoso e chiaro lago.

Tu dillo altrui, famoso e chiaro lago, come da poi crescendo il biondo crine Laura in te si specchiasse e gli occhi e 'l viso, e come nel mirar la cara imago

e le bellezze sue quasi divine rassomigliasse il giovane Narciso: ditelo, augelli, e voi da le bianche ali, voi che le sete sol nel canto eguali.

Voi, che le sete sol nel canto eguali, già tacevate, o cigni, in verdi sponde cantando Laura di dolcezza piena; ed eran tante le sue voci e tali

che parean mormorando dir quell'onde: "É per fermo costei nova sirena!" Oltre i candidi cigni, onde beate, son più belle sirene in voi già nate.

Son più belle sirene in voi già nate, acque e rive felici, ove sicuro il buon Titiro già pascea la greggia. Né per dolce armonia così lodate

o Amarilli o Galatea già furo com'è costei che quel cantar pareggia; di cui tra i boschi e 'n piccola capanna indegno è 'l suon de l'incerata canna.

Indegno è 'l suon de l'incerata canna d'accordarsi al bel canto; e, se l'udiro il rozzo armento e i semplici bifolci, per meraviglia ciò che l'alme affanna

obliar questi e quelli ogni desiro de l'erbe verdi o pur de l'acque dolci, e di seguire il natural costume quasi scordossi per vaghezza il fiume.

Quasi scordossi per vaghezza il fiume di rendere al gran Po l'usato omaggio, da cui tenuta in sì gran pregio è Laura, ch'altra ninfa agguagliarle ei non presume,

se l'ode sotto un lauro o sotto un faggio con dolcissimi accenti addolcir l'aura, o se guidar le vede i cari balli sovra i candidi fiori e sovra i gialli.

Sovra i candidi fiori e sovra i gialli suole spesso ballar Laura gentile, con leggiadri sembianti, al dolce suono: degna a cui bianche perle e bei coralli

del nostro mare, e del novello aprile le sia portato il primo e 'l più bel dono; degna a cui ne' vicini alteri monti apra l'antica madre i novi fonti.

Apra l'antica madre i novi fonti al bel viso di Laura, ed a lei mande verdi fronde la selva in queste piagge; e 'nghirlandate omai le belle fronti

portin le Ninfe omai varie ghirlande e l'umili e l'alpestri e le selvagge; e voi siate le prime e le più snelle, vaghe Ninfe del Po, Ninfe sorelle,

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