Figlie d'Alcide, ad immatura morte,
Ch'importuna m'assal, chi fa divieto?
Chi rompe o vince questo, o sia decreto
De' regi, o sia del ciel, sì duro e forte?
Di cigno io nacqui, e pur non ebbi in sorte
Fratel, ch'il dolce lume e 'l viver lieto
Meco comparta; e 'ndarno essere Admeto
Felice sperarei d'alta consorte.
Ma ch'ogni ira si stempri a' vostri sguardi
Spero, e ch'i loro influssi in me possenti
Sian più del ciel, s' in me pietà gli gira:
Ché Lucifero a voi sorger si mira
Più tosto, Hespero a voi cader più tardi,
Correr Boote e corsi il sol far lenti.