Santo cor, santa lingua e santa mano,
che l'uno imprimi di celeste esempio,
con l'altre informi, e Dio nel fero scempio
mostri in languide membra e in volto umano.
Perch'io pianga il mio fallo, e non in vano,
mentre risona a le tue voci il tempio,
di quell'amore i miei difetti adempio
felice e sacro io misero e profano.
Scolpisci, prego, in me divota imago,
che dentro porti e le sue piaghe e i segni
di quel fuoco divin mai sempre ardente.
Scolpisci pur con l'opre e con gli accenti
la sua pietade e gli altrui feri sdegni
in quel diaspro, ond'è 'l mio cor sì vago.