Panigarola, sovra me sovente,
quasi leone, il mio nemico rugge;
spesso drago che 'l sangue attosca e sugge,
par sibilando a la smarrita mente.
Spesso, qual lupo con rabbioso dente,
ei mi persegue, o 'nsidioso fugge
ove l'anima altrui divora e strugge,
e temo che di trarmi a morte ei tente.
Prende talor di semplicetto agnello,
(chi 'l crederia?) la mansueta imago,
o in angelo di luce ei si trasforma.
Mastro d'inganni, empio sofista, mago,
e padre d'ogni error prisco o novello,
con ogni arte mi nuoce e 'n ogni forma.