Mentre ch'io piango e de' miei gravi errori
vile e terreno incarco il cor mi preme,
tal che il pensier sovente adombra e teme
a varcar questi abissi e questi orrori,
chi fia che m'assecuri e mi ristori,
o rinverdisca almen la secca speme,
ond'io di poco e di mal colto seme
frutti raccoglia, e non pur fronde e fiori,
se tu dal cielo a la ragion che langue,
Signor, forza non porgi, e di quel pondo,
ond'io mi gravo sì, tu non mi sgravi?
Pietà dunque ti muova, e col tuo sangue
purga la macchia ond'io son fatto immondo,
s'egli avvien che col pianto io non li lavi.