Liete piagge beate, verdi erbe e fior novelli, che grati odori al ciel sempre spirate; liquidi e bei cristalli,
che per le amene valli con dolce mormorio scherzando andate; vaghi amorosi augelli, che a la nuova stagion di ramo in ramo
gite cantando: "Io amo"; aure fresche e soavi, opre di quelle man che adoro e bramo, che sole han del mio core ambe le chiavi,
deh! dite al mio Signore ch'io ardo tutta del suo santo amore. Ditegli che il suo foco puro, gentile, immenso
tutta dentro mi strugge a poco a poco; che quando il sol s'asconde, quando sorge da l'onde, solo il suo santo nome ognora invoco;
di lui sol parlo e penso; in lui, solo mio ben, vivo e respiro; pur lui piango e sospiro in sì soavi tempre,
che ogni altro dolce m'è tosco e martiro; con lui va, con lui vien, con lui sta sempre l'innamorata mente; e lui sol mira ognor, figura e sente.
E se cortese e umile, com'è sua dolce usanza, v'ascolta, e l'amor mio non prende a vile, seguite che l'aspetta
la fida sua diletta, mentre le nevi stempra il nuovo aprile. Ben so che questa stanza di lui, che in sì bel seggio alberga e regna,
è veramente indegna; ma sua bontà infinita quantunque albergo vile unqua non sdegna; né può negar soccorso a la mia vita,
e a quest'alma che langue, che ha già soccorsa col suo proprio sangue. Deh, quando fia ch'io veggia quel giorno avventuroso,
che in sua ricca magion secura io seggia! e che a mia voglia miri, e appagh'i miei desiri: sì che, contento, il core altro non chieggia!
Oh! se il mio dolce Sposo vedeste, alme gentili, e sua beltà, ciò che più il mondo apprezza subito sdegnereste;
e sol di sua beltà, di sua chiarezza e di sua gloria meco avvampereste; e direste che al mondo non v'ha più lieto stato e più giocondo.
È il mio caro Diletto bianco il volto e vermiglio, tra mille e mille il più leggiadro eletto; la sua man dilicata
è di giacinti ornata; la testa di fin or, d'avorio il petto; or coglie rosa, or giglio per gli orti vaghi il mio gentile Amante;
ridon l'erbe e le piante, e spuntan le viole ovunque ei volge le sue luci sante; sol di pace e d'amor forma parole
sì dolci, ch'io non sento; né posso immaginar altro contento. Ma il suo real soggiorno alto, quadrato e forte,
che limpid'onda bagna e cinge intorno, tutto di gemme e d'oro con mirabil lavoro splende dentro e di fuor la notte e 'l giorno;
dodici eccelse porte apron l'entrata, ed altrettante stelle pure, lucenti e belle segnano i suoi confini,
ove non entran mai voglie rubelle, ma desiri e pensier casti e divini, gioia, pace e vittoria, e il santo amore e sempiterna gloria.
In quel felice albergo prega, canzone, il mio Signor cortese che, com'or col desio m'inalzo ed ergo, così presto gli piaccia
ch'io lo possa godere a faccia a faccia.
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